
Laila Al Habash: "La maggior parte del mio lavoro consiste nell'aspettare" Intervista alla cantante di "Tempo", il suo secondo disco

"Tempo è un disco a cui lavoro da tre anni. È stato un lavoro lento come il nome, condannato dal nome, un nome che è stato importante, perché è tutto partito da lì" queste sono le prime parole che ci risolve Laila Al Habash quando la incontriamo in occasione dell'uscita del suo nuovo disco, che si intitola appunto Tempo ed è il secondo disco nella carriera dell’artista, che ha pubblicato Moquette (ep 2021), Mystic Motel (album 2021) e Long Story Short (ep 2024). Un album arrivato in sogno, più o meno: "Stavo finendo il mio primo disco e avevo fatto un sogno in cui dicevo che il mio prossimo disco si sarebbe chiamato Tempo, perché è una cosa che hanno tutti, che è gratis e che nessuno sa spendere bene. Mi sono appuntata questo sogno nel telefono". E il resto è storia, o almeno sarà storia quando l'album verrà rilasciato su tutte le piattaforme, il 24 ottobre.
Intervista a Laila Al Habash, tutto sul nuovo album "Tempo"
"Quando ho iniziato a scrivere le canzoni per questo disco mi sono resa conto che non sapevo bene dove andare. Poi ho capito che una delle emozioni che più in assoluto mi stava trascinando nella scrittura era: come io mi sentivo rispetto al tempo" continua, precisando che il concetto di tempo non è affrontato solo in assoluto, ma anche in particolare, nella sua esperienza personale. "Ho sempre avuto un rapporto bizzarro con il tempo: mi sono sempre sentita sia molto precoce che molto vecchia, contemporaneamente. C'è stato un grande esercizio di osservazione di me, molto doloroso a volte, scomodo. Questo disco viene proprio da delle domande che mi sono fatta, e non mi interessava troppo la risposta, mi interessava il viaggio".
A proposito di viaggio, già da un primo ascolto emerge nella musica di Laila Al Habash una certa oscillazione tra nostalgia e urgenza, senza vie di mezzo. "Cercando di guardarmi da fuori mi sono resa conto che io vivo in un ping pong infinito tra ripensare al passato, analizzandolo, e pensare a che cosa sarà, a come andranno le cose, a come sarò". Ad aiutare questo mood molto particolare anche la situazione in cui è stata scritta la prima canzone, Tuareg: una città vuota d'estate. "Mi ha fatto capire che la maggior parte del mio lavoro consiste nell'aspettare" ci racconta. "Aspettare i tempi, le persone, una risposta. Occorre lentezza in un mondo veloce. 'Tuareg' ricorda il momento in cui sei per strada e riesci a camminare in mezzo. Non ci sono macchine, ti senti un po' disperato ma soprattutto libero. Una libertà mesta, perché comunque Milano ad agosto non è bellissima".
Passato e futuro, vuoto e pieno, città caotica e vuoto estivo. Tempo è un album di oscillazione, la stessa che avviene anche tra diverse lingue. Laila utilizza infatti senza soluzione di continuità l'italiano, l'inglese e l'arabo. Non ci sono regole, ci confessa: "Faccio quello che richiede la canzone. Sto al servizio di quello che c'è da fare. Ad esempio, in 'Sahbi' c'è un ritornello in inglese. Sono stata anni a pensare come doveva essere quel ritornello. Ho fatto mille prove. Poi mi sono resa conto che il pezzo citava la disco music, il mondo americano anni '70, lo Studio 54, Donna Summer, quindi l'inglese aveva senso. Stessa cosa con l'arabo. Non deve essere una cosa forzata. L'ho sempre fatto, in questo disco ho avuto l'opportunità di farlo ancora di più".
Un tour in arrivo
Nel futuro? Un tour, naturalmente. "Non vedo l'ora di andare in tour. Gireremo un po' di club, in una prima fase, e poi andremo avanti. Questo disco è stato pensato per essere suonato, pensando a quello che mi piacerebbe fare sul palco. Non vedo l'ora. Anche dal punto di vista dei concerti voglio fare un passo avanti, uno show diverso".



















































